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La bauta
MASCHERA "nobile" o "maschera nazionale" della Serenissima, la bauta è il travestimento veneziano per eccellenza ed il piu originale e precipuo costume cittadino.
Molto generica ed approssimativa appare la definizione del Boerio: "specie di mantellino o rocchetto a uso di maschera".

Più preciso è il Mutinelli, che non si dimentica di accennare alla "larva" o "volto", la maschera che, essendo un complemento indispensabile del travestimento, finì per assumerne lo stesso nome: Era vesta da maschera, e si componeva di un ferraiolo nero di seta, e di un mantellino, o roccetto di pizzo serico, parimenti nero, che partendo dal capo, sopra il quale si poneva il tricuspide cappello, scendeva sulle spalle, coprendo la metà della persona; questo mantellino era giustamente la Bauta, chiamandosi l'insieme dell'abbigliamento Maschera di tabarro e bauta. Usavasi pure una faccia finta, nera, o rilucente per nitore e bianchezza. Manca ogni memoria circa il tempo dell'origine sua, che però, formando parte di detta Bauta il tabarro e il tricuspide cappello, non dev'essere di molto rimota.

Molto discordi risultano fra di loro le ipotesi etimologiche: il Tramater fa derivare il termine dal verbo tedesco behüte che significa: proteggere, preservare, difendere ecc. L'Accademia della Crusca ricerca affinità con "bacucco" e "baucco".
C'e chi la fa risalire a "bau", "non voce, ma maschera da far paura ai bambini" prendendo per buona la spiegazione fornita dal Tommaseo. Durante e Turato nel loro Dizionario etimologico veneto-italiano fanno riferimento alla voce "bau" o meglio "bau-bao", semplice espressione "usata per impaurire i bambini".

Il Battaglia riporta l'etimologia nell'area veneziana: "forse deriv. da bava, come bavaglio" e dello stesso avviso sono Battisti e Alessio che citano la vicina voce piemontese "bavèra", maschera del viso.

Meglio tralasciare i cavilli linguistici per analizzare un'altra riserva che veniva fatta alla bauta: si trattava o no di vera e propria maschera? Il Lorenzetti preferisce chiamarla "abito d'uso". In un'unica cosa troviamo tutti d'accordo e cioe che "la maschera ogni disuguaglianza agguaglia" e in effetti la bauta riusciva perfettamente nell'intento: era portata indistintamente da uomini e donne e, essendo medesima la foggia, poteva accadere che i delatori più perfidi, la nobiltà piu insigne, la plebe più vile, le cortigiane più depravate, il doge, gli Inquisitori di Stato, e principi stranieri si trovassero una volta tanto accomunati ed eguali, sicuri da ogni insulto ed offesa, grazie alla speciale tutela e garanzia di cui godeva la bauta anche nei confronti della legge.

Non bisogna poi trascurare il fatto che essa aggiungeva pure grazia alla femminilità, permetteva di celare costosi abiti e gioielli, vietati dalle "severe" leggi contro il lusso, oppure, tra le trine del merletto a punto Burano, faceva maliziosamente intravedere segrete forme procaci, armi di seduzione capaci di convertire al libertinaggio anche i catoni piu intransigenti.

Era proprio quel tipo di bauta a merletto che aveva fatto impuntare il Magistrato alle Pompe, un vestito troppo lussuoso e costoso - ne conveniva lo stesso Casanova - ma, se da una parte si proibiva un certo tipo di bauta, quello più sobrio era invece imposto per legge alle donne che andavano a teatro; ma attenzione, perche alle donzelle in attesa di matrimonio la cosa era invece proibita. E’ questo solo un tentativo legale, ampiamente disatteso, infatti Elisabetta Mocenigo, che va in sposa a Pietro Duodo, già la possiede nel suo corredo nuziale.
La bauta era di casa alle feste, nei teatri, nei caffè, negli incontri amorosi, era concessa anche in periodi al di fuori del carnevale, insomma era un capo di abbigliamento per tutte le stagioni, elegante protagonista di ogni importante avventura veneziana.

 
 
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