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Pulcinella
E’la maschera napoletana per eccellenza, originaria, benchè esistano opinioni diverse, dalla Campania, regione ricca di tradizioni comiche. Ad Atella infatti sono nate le farse con i primi tipi fissi, vere maschere in nuce. E proprio a questi Maccus, Pappus, Bucco e Dossenus si rifà il personaggio di Pulcinella, spesso gobbo, come Dossenus, col naso a becco, analogo a quello di Maccus, la bocca gigantesca di Bucco e la fame inestinguibile di Pappus.

Le caratteristiche fisionomiche lo rendono simile ad un gallo (il naso a becco era definito dagli antichi pullus gallinaceus) e questo, certo, fa avanzare una possibile ipotesi etimologica da una corruzione dialettale di "pullicino", pulcino. Un poeta burlone, ricordato dal Bragaglia nella sua celebre monografia sulla maschera napoletana, fa nascere il personaggio dai miseri resti di un castrato - era 1'epoca "d'evirati cantori allettatrice" - covati da una chioccia e in tal modo il poetastro spiegava pure la causa della connaturata deficienza di Pulcinella.

Spesso il suo nome e accompagnato da un altro epiteto: Cetrulo, cioè cetriolo, e infatti la maschera assume pure nella figura coloriture cucurbitacee con chiari risultati comici. Nasuto, con la voce chioccia, buffone sciocco, cerretano fallito, scansafatiche, saltimbanco e acrobata, così appare in molti canovacci e proprio di questo Pulcinella si innamora Giandomenico Tiepolo che lo ritrae, moltiplicandolo a iosa sulle pareti e i soffitti della villa di Zianigo.

Oggi questi affreschi si possono ammirare a Venezia a Ca' Rezzonico, il museo del Settecento veneziano. Il Pulcinella tiepolesco e piu grifagno, con un cappello a tronco di cono ben inamidato, con tuniche svolazzanti in varie tonalità di bianco, annidato fra le nuvole di una gioiosa luce veneziana.

Venezia, patria dell'effimero, aveva ospitato in passato anche Pulcinella reali in carne ed ossa, ma 1'unico passaggio documentato risale al 1738. Certo non fu 1'unico: chissà quanti altri ce ne saranno stati, confusi fra i ciarlatani e i saltimbanchi che popolavano la Piazza durante il carnevale.

In un curioso manoscritto, conservato nella Biblioteca Querini Stampalia, si trova una supplica di Pulcinella al procuratore Marco Foscarini, che aveva fatto bandire dalla Piazza tutte le baracche dei burattini. Pulcinella, messo da parte il suo amato napoletano, perora la causa dei piccoli attori di legno in latino con gergo da vero leguleio.

Non sappiamo quale sia stato l'esito di quella rispettosa istanza, ma la scelta di un simile avvocato e vera testimonianza della grande popolarità di cui la maschera godeva anche a Venezia.

 
 
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