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Brighella
IL’origine del costume è francese, l'ideatore un medico del XVI secolo: Charles de Lorme. La peste a Venezia è una tragica consuetudine, che ciclicamente ritorna a mietere le sue vittime. Solo due erano i metodi allora conosciuti per scongiurarne i malefici effetti: 1'edificazione di templi votivi (Redentore e Madonna della Salute) e 1'organizzazione sanitaria, ancora assai fragile a causa delle scarse conoscenze mediche.
Fin dal secolo XIV trattati sulla peste raccomandavano abbigliamenti particolari ai medici che si esponevano al pericoloso contagio. Il medico veneziano Troilo Lancetta, testimone della tragica pestilenza del 1630, ricorda che alcuni medici indossavano un "abito peculiare", forse lo stesso che il Grevembroch raffigura nella sua raccolta.
La tunica era di lino o di tela cerata, al fine di impedire che i miasmi infettanti si depositassero sull'abito del dispensatore di salvezza. La bacchetta serviva a sollevare le coltri senza entrare in diretto contatto con oggetti e corpi malsani. Ulteriori protezioni erano il cappello e gli occhiali e quel becco adunco, riempito di essenze medicamentose e disinfettanti, che trasformava l'operatore sanitario in un lugubre uccello, paragonabile agli antichi stregoni che fanno propria la bruttezza del male da allontanare.
Non si tratta dunque di un abito carnevalesco, ma del simbolo terrificante di un morbo molto
ricorrente in una citta di traffici marittimi; il carnevale recupera questo simbolo spaventoso di morte, quasi per narcotizzare la coscienza.
E’ un modo di fissare nella storia una situazione transitoria e, si spera, improbabile, comunque che il riso ha 1'obbligo almeno di esorcizzare.

 
 
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